"Comunicare" il vino | Calvi & Partners | Wine & Co.
Graphic Design
2 Settembre 2015
 
 

 
Ricordate lo slogan “Dove c'è Barilla c'è casa”. O “Crodino. L'analcolico biondo fa impazzire il mondo”. Semplici claim legati al food&beverage che in qualche modo hanno fatto la storia italiana della pubblicità

Ma il vino? Di sicuro la memoria deve sforzarsi un po' di più per ritrovare qualche esempio altrettanto efficace in campo enologico. Eppure le cose cominciano a cambiare: basta guardare a ciò che oggi fa Tavernello, con il suo ultimo spot con il trattore che porta il vino direttamente al supermercato (da un'idea della Armando Testa).

Siamo abituati a pensare alla pubblicità dei vini come ad un momento televisivo. E la carta stampata? E - soprattutto - il web? Se la pubblicità è davvero importante per le aziende, per le cantine in particolare sarebbe addiritura fondamentale fondamentale. Oggi il consumatore di vino è più attento rispetto a tanti anni fa, e la sua scelta si basa essenzialmente sul rapporto qualità/prezzo. Inoltre il consumatore al giorno d’oggi è poco fedele al marchio, infatti spesso e volentieri, é propenso a cambiare marchio per il solo piacere di provare nuovi vini, e nuove emozioni.
Anzi, più sanno di vino, inteso come conoscenza, e più diventano infedeli. Ed è a loro che ci si rivolge quasi sempre attraverso Tv e carta stampata.

E il web? La pubblicità online e la pubblicità offline sono tra loro complementari, l’una non esclude l’altra. Gli 'anziani' fruiscono sicuramente quasi solo dei canali tradizionali, ma non solo e non più solamente. Per tantissimi validi motivi. La pubblicità offline ha sicuramente validi motivi di esistere, ma molto meno di quella online. Partiamo per esempio dalla pubblicità offline, e in particolare quella presente su quotidiani e riviste. La pubblicità sulla carta stampata ha in generale un forte appeal sul lettore, perché la lettura di un giornale o di una rivista in generale ha uno scopo puramente rilassante.

Continua a leggere